"La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare."
Tremonti blinda il testo: «Non ci saranno crolli, l'economia va meglio del previsto»
«La Manovra ha toccato i papaveri»
ROMA Una manovra che «per la prima volta tocca i papaveri» ma che invece è stata «accettata dal Paese». Così il ministro dell'Economia Giulio Tremonti parla della manovra alla Commissione Bilancio della Camera. Conferma che il testo è blindato: «ho questa impressione» dice, aggiungendo che «la fiducia dà fiducia». Poi assicura: «non ci sarà un'altra manovra nel corso del 2010», come anche «non ci sarà in autunno nessun crollo, nessuno scontro, nessun collasso del Paese», anche perchè «l'andamento dell'economia va meglio di quanto previsto».
Ma le polemiche continuano ancora. La Cgil annuncia una nuova manifestazione a Roma il 29 settembre ed Epifani attacca direttamente il ministro: «Ha ignorato - dice - gli aspetti che la rendono diversa da tutte le manovre, in qualche caso anche più pesanti, varate dal resto d'Europa, e cioè la sua iniquità e il suo profilo depressivo». Ribatte anche il leader del Pd, Pierluigi Bersani: «i papaveri non pagano un euro», dice. Anche nella maggioranza non tutto appare tranquillo. A dividere Pdl e Lega è il tema delle quote latte. In commissione agricoltura, alla presenza del ministro per l'Agricoltura, Giancarlo Galan, viene bocciata la relazione di maggioranza, che da l'ok al governo ma critica il rinvio delle multe per i coltivatori. Viene bocciata perchè i leghisti escono dall'aula protestando contro quella che definiscono una «provocazione».
«La Lega sfiducia Galan», chiosa dall'opposizione Enrico Letta. La baruffa di maggioranza comunque non frena l'iter del provvedimento che scivola rapidamente, tanto che oggi è previsto il via libera della Commissione.
Fra i «papaveri» citati da Tremonti ci sono anche i parlamentari a dover fare i conti con la crisi. L'operazione austerity, imposta dalla manovra, prevede un taglio del 10% agli stipendi di deputati e senatori. Ma è guerra di cifre. L'ipotesi messa a punto dai questori di Camera e Senato riguarda solo una delle voci della busta paga, l'indennità, che a Montecitorio ammonta a 5.486,58 euro netti al mese: l'alleggerimento del cedolino dei parlamentari sarebbe dunque di 550 euro. Troppo poco, per il presidente della Camera Gianfranco Fini. Perchè con extra, diarie e rimborsi vari, lo stipendio reale degli onorevoli arriva a circa 21mila euro lordi, ed è dunque su questa cifra che, secondo Fini, deve essere calcolata la riduzione, così da togliere ai deputati circa 2 mila euro lordi al mese (per la precisione 2127).
I parlamentari, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, si dicono d'accordo. Il taglio è «doveroso» per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, ma anche per molti esponenti del Pd e del Pdl. Vorrebbe di più Antonio Di Pietro che chiede di dimezzare tanto gli stipendi quanto il numero dei parlamentari.
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