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Sa Spendula
Dense di celidonie e di spineti le rocce mi si drizzano davanti come uno strano popolo d'atleti pietrificato per virtù d'incanti. Sotto fremono al vento ampi mirteti selvaggi e gli oleandri fluttuanti, verde plebe di nani; giù pei greti van l'acque della Spendula croscianti. Sopra, il ciel grigio, eguale. A l'umidore della pioggia un acredine di effluvi aspra esalano i timi e le mortelle. Ne la conca verdissima il pastore come fauno di bronzo, su 'l calcare, guarda immobile, avvolto in una pelle. G.D'Annunzio, 1882 |
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